Finalmente profumo di primavera…
Il sole, il primo caldo, le gite fuori porta!
Per noi amanti della corsa comincia una stagione con tanta luce, temperature miti e tantissime gare organizzate ovunque. Ci si veste meno, si corre con la luce del mattino, la sera tramonta sempre più tardi.
Nonostante questo, la primavera non è la mia stagione preferita, perché mi sento stanchissima in questo periodo. Il primo caldo mi trova sempre impreparata…sempre più: con l’età ho l’impressione che il mio corpo si adatti più lentamente al caldo, mentre prima mi sembrava di non sudare nemmeno!
La Verdi Marathon di Febbraio e l’infortunio

A fine Aprile, ho già raggiunto 2 obbiettivi:
- la Verdi Marathon, svoltasi il 23 febbraio con partenza da Salsomaggiore Terme e arrivo in quel di Busseto (PR), competizione di cui ti avevo accennato nel precedente articolo.
- la Padova Marathon, svoltasi il 27 aprile a Padova con partenza dallo stadio Euganeo e arrivo nel bellissimo Prato della Valle.
Tra queste 2 maratone corse nel giro di 2 mesi, cosa per me abbastanza eccezionale, c’è stato però un imprevisto, ho avuto un infortunio.
L’infortunio
Durante lo svolgimento della Verdi Marathon, con tempi che mi stavano entusiasmando ed una forma fisica ottima, improvvisamente ho cominciato ad avvertire forti dolori, tanto che gli ultimi km mi sono costati il tempo che avrei voluto raggiungere: li ho percorsi alternando camminata e corsa, tenendomi la coscia e con l’accompagnamento di un altro runner che per incoraggiamento e solidarietà non mi ha lasciata nemmeno un attimo, fino all’arrivo.

Terminata la Verdi marathon, sono stata costretta a pensare al recupero ma mai mi ha sfiorata l’idea di fermarmi, avevo infatti già in programma una nuova sfida, la Padova Marathon.
Ho continuato ad allenarmi, certo con qualche accortezza in più visto l’infortunio,di sicuro non era utile strafare: ho accorciato le distanze e i tempi evitando sforzi inutili per favorire il recupero, il percorso per tornare alla forma fisica ottimale è lungo, tra l’altro non ancora concluso, costellato diappuntamenti con l’osteopata, di telefonate alla nutrizionista, di confronti con l’allenatrice.
Ciò che con riuscivo a spiegarmi era perché il mio corpo mi avesse tradito con l’infortunio, mi sembrava di averne cura e che non mi fossi mai sentita tanto in forma e sicura delle mie gambe. Cosa era successo? Costa mi stava (e mi sta ancora) succedendo? Cosa avevo sbagliato?
E’ diceria popolare che non andrebbero fatte troppe maratone in un anno, in quanto si tratta di una corsa faticosa, lunga, che richiede un’ottima preparazione. E’ vero però che conosco delle runner, oltre i quaranta anni e non professioniste, che svolgono più maratone di me; nel mio caso quindi qualcosa era andato storto, qualcosa era da rivedere.
Triste scoperta
Il problema mi dice l’osteopata è una forte contrattura di gluteo e coscia destra, aggiunge che la causa dell’infortunio è stato il troppo allenamento più che un trauma vero e proprio, abbinato a probabili carenze alimentari: ho quindi esagerato, sono andata oltre le mie capacità, ho superato i miei limiti, un conto è sapere di averne come concetto astratto ma tutt’altro conto è toccare con mano i propri limiti fisici.
Sai di averne, te ne rendi conto quotidianamente.. ma l’infortunio, più del malanno, ti mostra che hai tirato un po’ la corda, forse hai esagerato, forse hai spinto il tuo corpo oltre. Banalmente forse ho solo usato male il mio corpo. Sentire dolore ad ogni passo fa male anche nel cuore e nella testa.
Mi sono sentita ferita, ostacolata, bloccata da qualcosa che è parte di me ma che non sento mio: le mie gambe non funzionano e non riesco a dar loro del tempo. Vorrei solo funzionassero e riprendere a fare progressi.
E’ anche vero che, dopo la preparazione della Maratona di Reggio a Dicembre 2024 ho cominciato subito quella per la Verdi di Febbraio, invece di riposare.
Il mio osteopata prova a mettermi a riposo
Riposa! Dice lui.
Scherzi! Rispondo io…
Rallenta!
Eh no, non posso. Voglio tenere duro, so quanto mi sta costando l’allenamento, ma io voglio migliorare, progredire, fermarmi mi farebbe soffrire di più, potrei perdere i progressi raggiunti, i sacrifici fatti, non voglio!
Qualche piccola accortezza, un pochino di tempo e la contrattura nel giro di 1 mese migliora e comincia a risolversi, sento meno dolore nei movimenti che coinvolgono maggiormente i muscoli interessati, ciò significa che si stanno allungando e sciogliendo, ma ho preso consapevolezza che sono alcune basi a mancare. Per superare i limiti fisici che mi hanno portata a questo infortunio, il mio corpo necessita di un’alimentazione migliore, di integrazione, di attenzione; credevo di mangiare abbastanza e bene, ma il volume di allenamento va sempre e comunque sommato agli impegni quotidiani, lavoro, famiglia, casa e richiede altro.
Superare questo infortunio ed il limite che mi ha presentato il fisico richiede un allenamento “sentito”, fatto su di me, che includa ad esempio anche dello stretching quotidiano, da fare anche quando non mi va, devo essere più rigorosa con l’alimentazione, soprattutto quando punto a carichi di lavoro superiori, devo fare attenzione alla mia postura mentre corro come mi hanno suggerito.
Preparare gare lunghe in tempi così ravvicinati richiede molti km settimanali, allenamenti muscolari, attenzione al recupero e al sonno, nulla va lasciato al caso.
Eh no, non è così facile starci dietro. Ho preso consapevolezza dei miei limiti e devo imparare anche a rispettarli.
L’alimentazione del maratoneta
Questo mio infortunio, ma anche il recupero ed il ruolo fondamentale che ha avuto l’alimentazione in tutto ciò, mi spinge ad aprire una piccola parentesi a riguardo.
L’alimentazione è un mattone estremamente importante per un’atleta, per uno sportivo: occorre attenzione per evitare di sfruttare il corpo, dimagrire troppo e non costruire una struttura idonea per lo sforzo che si vuole affrontare.
Oltre agli allenamenti, lo yoga, lo stretching, per un runner fondamentale è avere un’alimentazione equilibrata ed adeguata, per quanto riguarda proteine, carboidrati, sali minerali e tutti i nutrienti che spesso si trascurano, come la vitamina B12, il magnesio o la vitamina D.
Io sono una donna di 45 anni, runner e vegana: con un’alimentazione improvvisata o seguendo le diete del momento non vado da nessuna parte.
Sono una persona in salute, sono forte e allenata, ma devo prestare attenzione, sono in una condizione particolare, vuoi per la scelta alimentare vuoi per l’essere donna e necessito di un regime alimentare commisurato alle mie esigenze, per questo mi faccio seguire da un’alimentarista.
Ad esempio ho sempre detestato prendere integratori, me ne dimentico, però per me essendo vegana sono importanti e mi vengono consigliati anche dall’alimentarista. Ho trovato un’ottima soluzione con gli orsetti gommosi di Bears with Benefits, all’apparenza sembrano caramelle, sfiziose, comode, un piacevole appuntamento, inoltre sono disponibili tante opzioni vegane.
Si tratta di veri e propri complessi vitaminici per ogni giorno e per ogni esigenza. La ricerca farmaceutica viene combinata alla naturalezza degli ingredienti e un atteggiamento positivo e sostenibile verso la vita.
Scegliere la nutrizionista, la dietologa, farsi preparare un regime alimentare corretto e su misura, fare una BIA, non è un lusso: è un pezzo importante per la salute di chi fa sport.
Se parliamo di salute e di volere ottenere obbiettivi, le maratone sono competizioni impegnative. Per non rischiare di perdere tempo e non ottenere risultati, ti consiglio di rivolgerti ad un professionista che si occupi di te come persona unica come lo siamo tutti, ognuno di noi infatti ha bisogni diversi.
La cura di noi stessi comincia da qui.
La preparazione della Padova Marathon, maratona di Aprile
La maratona di Padova è arrivata alla sua 25esima edizione, potevo rinunciare a questa occasione?

Preparare questa maratona è stato quindi molto faticoso, passati 2 mesi dall’infortunio i dolori non erano certo scomparsi anzi non mi lasciavano stare e mi impedivano di correre. Dopo pochi km di corsa sentivo le fitte alla gamba destra costringendomi a fermarmi. Gli allenamenti più lunghi, quelli necessari per preparare corse come le maratone, sono andati tutti male… corsi lentamente, con tante pause, tanta fatica e purtroppo con tanto scoramento.
Gli incontri con l’osteopata non stavano risolvendo la cosa in modo definitivo, gli antinfiammatori inutili e gli integratori che stavo prendendo come B12, ferro e magnesio principalmente, hanno bisogno di tempo per fare effetto, non compiono miracoli in pochi giorni.
Ero molto preoccupata, in realtà. Non vedevo la fine per il mio infortunio.
L’essere donna ha infierito sul mio umore, perché (c’è poco da negarlo o nasconderlo) ci sono fasi nella vita femminile che possono interferire sia sullo stato fisico che quello mentale. Ho cominciato a sentirmi sempre più scoraggiata, depressa e appesantita.
Le mie gambe erano gonfie sia per ritenzione idrica che per gli ormoni… le mie cosce dure e doloranti… il mio umore sottoterra!
Andiamo a Padova
Ho telefonato alla mia coach, dicendole che ero molto preoccupata, che non me la sentivo di partecipare alla Padova Marathon.
Lei mi ha consigliato di andare comunque e una volta li di ascoltare il mio corpo: un lavoro ormai era stato fatto, rimaneva solo da andare e provare.
Sono andata.
Ho ritirato il mio pettorale Sabato 26 Aprile al pomeriggio, ne ho approfittato per girare la città e sono andata a dormire presto.
Domenica 27 Aprile mi sono presentata in griglia e sono partita.
Ma che caldo, mamma mia, che caldo! Il caldo e l’umido sono una delle situazioni più faticose nelle gare sportive così lunghe. Correre in queste condizioni climatiche richiede attenzioni e precauzioni. Stanchezza, disidratazione e crampi i miei avversari più temuti.
Ho imparato a mie spese cos’è la disidratazione in gara e ora, oltre a bere moltissimo ad ogni ristoro previsto porto con me in tasca, delle flask che sono sacche/borraccia morbidi e tascabili in cui metto acqua e sali minerali appositi; avere le flask mi da la possibilità di idratarmi continuamente senza dover arrivare ad un ristoro per prendere acqua, cosa che in ogni caso va sempre ugualmente fatta.

Io uso i sali minerali di Named Sport, Hydrafit, mi ci trovo molto bene.

La flask che utilizzo è di Decathlon, le tengo nelle tasche dei pantaloncini o nello zaino da running. Flask morbida da 250 ml di Kiplun, la trovi da Decathlon.
Sono partita con calma, con la speranza di non sentire dolore o quanto meno di saperlo affrontare, con una forma fisica un po’ scarsa e una preparazione non ottimale.
Ho salutato dei maratoneti che conosco, una bellissima coppia nella corsa e nella vita, e sono partita.
Ero determinata, ho usato la testa più che le gambe, ho deciso che dovevo resistere alla tentazione di fermarmi e lasciar perdere, di arrendermi, di tornare a casa, ormai ero in ballo.
Ho deciso che era la mia corsa e l’avrei affrontata meglio che potevo, per rispetto a me stessa che tanto avevo faticato per prepararla…per vedere posti che non conoscevo, per affrontare il famigerato muro del trentesimo km che per un maratoneta corrisponde all’inizio del vero sforzo: della serie fin qui tutto bene, ma di qui si parte davvero.
Dopo il trentesimo devi pensare che ci sei quasi, che sei già arrivato lì, che hai quasi finito, fatti i complimenti, fatti coraggio, pensa ai festeggiamenti come arrivare da mia figlia e il mio compagno che mi aspettavano all’arrivo.
Con tutte le difficoltà di cui ti ho parlato, quale è stata la mia tattica per affrontare questa maratona che non partiva proprio con i migliori presupposti? Considerare ogni punto di ristoro un traguardo, quindi fare 5km per volta, un pezzo alla volta, con calma.
Per tutto il tempo ho pensato che se ce l’avessi fatta avrei passato il traguardo e iniziato un ballo simile a quello diventato virale di Will Smith & Tatyana Ali.
Purtroppo però, dopo un paio di pause fatte per cercare di non lasciare indietro una ragazza che non stava evidentemente bene, il caldo ha mietuto molte vittime e causato molti ritiri, ho urlato per una fitta che mi ha buttato a terra tra il 38esimo e il 39esimo km. quindi quasi alla fine. Volevo piangere! Mi sono aggrappata ad una transenna, alcuni runner sono accorsi per assistermi. Dovevo tenere duro, e credere ancora di più, in me stessa.
Corro le maratone perché è una bella sfida con me stessa e volevo farcela. Potevo farcela.
Gli ultimi due km li ho fatti con fatica e sorridendo lo stesso, perché il traguardo era alla mia portata.
Al 40esimo avevo dolore, per fortuna era sopportabile e sorridevo.
Chi fa sport di durata lo sa, se sei in dirittura d’arrivo cerchi sempre di stringere i denti e passare il traguardo: mancava troppo poco, non potevo mollare a questo punto… se lo avessi fatto avrei avuto solo la sensazione di vanificare tutto lo sforzo fatto fino a quel momento, cosa che non mi sarei mai perdonata. 4 ore di fatica e mi fermo negli ultimi 2 km?? Impensabile.
Era proprio lì che mi aspettava, sono passata sotto il gonfiabile di fine gara urlando, con le mani verso il cielo.
Mi sono diretta alle transenne, ho tirato su la mia bambina bellissima e pesantissima nei suoi 7 anni e mezzo e ho ritirato con lei la medaglia: missione compiuta, maratona portata a termine e con un tempo rispettabile!

Ma l’infortunio? Passato?
Trascorsi ormai una decina di giorni dalla Padova Marathon l’infortunio è ancora qui, non credo di averlo superato. Ora sono a riposo, come mi consiglia la mia coach dopo ogni maratona. I dolori ci sono, silenziosi ma presenti. Mi godo la mia settimana di recupero con lo stretching, la camminata e lo yoga… ma mai mai mai con farmaci non necessari e non prescritti!
Cosa mi ha insegnato l’infortunio? Forse a valutare meglio le cose, ad essere più scrupolosa con allenamenti ed alimentazione;
ma ti dico onestamente
archiviata questa gara, come ogni brava maratoneta sto semplicemente pensando alla prossima che assolutamente non voglio perdermi.
Scrivimi nello spazio commenti che trovi in fondo alla pagina per farmi sapere se anche tu sei appassionata di sport, se ti è mai capitato un infortunio o se vuoi confrontarti sugli allenamenti.
Mariangela
