Data Ultimo aggiornamento articolo 14 Maggio 2026

L’ultima fatica, la maratona del lago di Garda, sudore e compagni di viaggio.


Autrice di questo articolo: Mariangela

mamma, maratoneta, vegana

Mariangela, maratoneta, runner, donna


Si corre sul lago di Garda!

Domenica 12/04/26 ho corso la Lake Garda 42, arrivata alla sua 5° edizione.

Maratona molto faticosa, con un percorso fatto di tanti sali scendi che nella sua seconda metà ci ha anche riservato vento forte e ovviamente contrario…

E’ stato un bel weekend. Io e la mia famiglia abbiamo soggiornato a Malcesine (VR), al Residence Lido Hotel (ti indico il nome perché mi sono trovata molto bene e non ho nessuna affiliazione), molto grazioso con vista lago, che ha fatto da base per le nostre uscite e per la mia partenza

La maratona del lago di Garda si sviluppa su 3 regioni: parte da Limone (BS), passa per Arco (TN) dove raggiunge la partenza della mezza maratona e si chiude a Malcesine (VR).

La mattina di domenica 12 aprile io e molti altri runner, di tantissime nazionalità, eravamo in coda al pontile di Malcesine per raggiungere la nostra partenza a Limone.

Tantissime i presenti, tra podisti, fans sfegatati a bordo strada, volontari e volontarie ai ristori e ai controlli sugli incroci, di tantissime nazionalità.

Non ho dormito molto negli ultimi giorni, il sonno lo sentivo, ma stavo bene.

Le vibes erano positive, si preannunciava una bellissima esperienza!

La gara, la fatica

La partenza da Limone è stata un po’ faticosa…mi sono ritrovata in fondo al gruppone e con la partenza scaglionata sapevo già che sarei rimasta bloccata tra i vicoli: tante persone, la foga della partenza e vicoli strettissimi tutti in salita.

I primi metri sono caratterizzati da salite strette e ripide, ma poi si arriva sul lungo lago e si va verso Riva del Garda e poi ancora in salita verso Arco.

Il tifo è pazzesco!!

Non ho mai visto così tante persone fare il tifo in questo modo per strada. Ci sono tantissimi ragazzi che urlano, agitano cartelli colorati, ti incitano per nome!

Non mi sento però molto in forma, non so perché, mi sento stanca e mi distraggo per strada.

Devo concentrarmi.

Nella seconda metà di gara si alza un vento assurdo, teso e freddo, che mi ostacola.. sono molto sudata. Mi scoraggia. So che dovrei essere concentrata, devo solo correre, ma la mia testa perde il filo, mi fermo.

Arriva lui, mi parla in inglese. Anche lui è immerso in questo meltin pot di runner che parlano olandese, inglese, tedesco… Mi tira via dal muro su cui sono poggiata, lo seguo, in due diventa sempre tutto più facile. Devo recuperare

Durante la gara si recupera, si ride, ci si appoggia.

La maratona è anche uno sforzo mentale e a volte è sufficiente che qualcuno ci incoraggi, ci sorrida, per farci ripartire.

Sono poi ripartita, ma mi sentivo molto scarica e mancava ancora molto.

Le scelte da fare in maratona sono dure

Io e il mio nuovo compagno inglese di maratona ci siamo divisi la Coca cola, l’acqua, ci siamo motivati, ma eravamo entrambi stanchi.. e il mio orologio cominciava a segnalare quanto ritardo stavo accumulando sul mio tempo-obiettivo: si allontanava passo dopo passo.

Cosa è successo?

Che ad un certo punto io volevo solo correre e finire, ma il mio nuovo compagno di gara non ce la faceva più. Non ne aveva più. Non riusciva a riprendere, purtroppo.

Forse avevo ancora margine di riuscita, la gara era stata davvero molto dura fino a quel momento… ma l’obiettivo credevo fosse sfumato, ero stanca e sono rimasta al suo fianco, anche se poi ci siamo salutati poco prima del traguardo.

Forse avrei potuto farcela, ma dirlo a posteriori è facile.. e di sicuro non stavo vincendo, quindi sono contenta di quello che ho fatto. L’importante non è solo nel tempo, è nella corsa.

La stanchezza

Quanta stanchezza, ma come mai? gli ultimi allenamenti erano andati bene, credevo di poter fare il mio tempo, anche se ero cosciente di quanto questa maratona fosse una gara che ti mette a dura prova mentre ti svela le bellezze del lago di Garda, con le sue ciclabili sulle sponde, le sue campagne piene di uliveti e cavalli, paesini meravigliosi e curati.

Ti mostra le barche, i wind surf, le nuvole. il profumo dei limoni. Una gara molto bella che ti dà molto.

La stanchezza era il mio pre-ciclo. Non stavo male, ma ero scarica, negativa. Sarei rimasta a letto.

Il ciclo mi è arriva subito dopo, in anticipo, come da manuale: dopo uno sforzo fisico di un certo tipo, nel momento in cui il corpo si rilassa…zac, eccolo lì.

Sono una donna e come gap alle gare (come negli allenamenti) mi porto dietro gli ormoni, che possono influenzare tutto…rendere una gara più faticosa, più pesante, portarmi ad essere negativa, scoraggiata, fastidiosa ed infastidita. Andare alla partenza di una gara come questa con GLI ormoni in subbuglio significa non sapere se il ciclo mi arriverà mentre corro, se mi arriveranno i crampi, maledire le gambe pesanti, sentire l’elastico delle calze che stringe, maledizione, me ne vado a casa!!

Resilienza

Usiamo questo termine ormai abusato per confermare che una donna con il ciclo può fare quello che vuole, anche lanciarsi con il paracadute…(ma perché dovremmo farlo nessuno l’ha mai spiegato! A me basterebbe mangiare pane e nutella!!) ma il ciclo dura un mese ed ognuna di noi subisce più o meno le sue conseguenze. Quello che ho imparato io è tenere testa ai pensieri neri e dare il meglio di me, sempre.

Ho imparato anche che le mie scarpe, che mi avevano spinto alla Verdi Marathon di febbraio non sono affatto male: meno ammortizzate delle mie solite affidabili scarpe, meno comode e meno morbide ma più spaziose forse e più reattive: che mi parlano dell’inizio di una nuova storia d’amore e di corsa argomento che dovremo necessariamente approfondire nella prossima chiacchierata!!

e da domani..

..da domani, penseremo ai prossimi obiettivi.

Devo necessariamente parlare con la mia coach Julia per capire come gestire il resto dell’anno.

Questa maratona è stata una grande occasione ma mi ha scompaginato il calendario, costringendomi a fare delle scelte: c’erano altre gare che volevo fare o preparare e andranno necessariamente nella lista del prossimo anno.

Ora, con calma, pensiamo a cosa voglio fare per il resto dell’anno e soprattutto in autunno-inverno: facciamo i conti con il mio corpo, con la testa, e anche con gli impegni lavorativi e familiari.

Non si può fare tutto e non è necessario… io corro per correre, corro per me, per scoprire e vivere nuovi posti, per godermi la vita di un punto di vista diverso, ma devo come sempre rispettare ciò che il mio corpo da quasi 47enne chiede e conciliarlo con quello che il mio cuore vuole.

ma… per ora, tirate fuori lo spritz!

Mariangela

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *